Per chi ama leggere. Scoprire. Per chi decide se le pagine di un libro emanano freschezza, spiritualità , umanità solo dopo essere arrivati all'ultima parola stampata.
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L’astio che divise in vita l’ormai defunto Andrew Stokwood dai prossimi congiunti che credono finalmente di poter sfamare bramosie alimentate dal prossimo incasso ereditario, ha spinto l’uomo d’affari a redigere un testamento frutto di un personale parto mentale, e che lascerà del tutto spiazzati gli eredi, di fronte alla lettura delle ultime volontà eseguita dall’avvocato dello Studio Legale Koonig. La trama da questo momento subisce inevitabilmente un’accelerazione dovuta agli sviluppi previsti o meno da Andrew e messi in atto da parenti che si trovano di fronte ad una situazione di difficile impatto, tanto è stata abile l’intelligenza di Andrew a percorrere gli spazi lasciati intonsi tra le maglie della legge. Da questo momento quindi il destino di ogni singolo personaggio viene messo in discussione dall’impatto subìto contro il testamento di Andrew, con conseguenze che proietteranno il lettore sino alla completa comprensione della metamorfosi di Andrew Stokwood nel vero mercante di destini. Momenti di grande tensione si alternano ad altri patetici e al limite del grottesco, seguendo un percorso non dissimile da quanto avviene anche per noi personaggi ‘non in cerca di autore’ nelle vicissitudini quotidiane. Il rapporto tra Andrew e l’avvocato Bruce rischia di essere male interpretato, all’inizio del romanzo. Mentre solo col susseguirsi degli eventi, a tratti drammatici e altri più distesi, emerge un’amicizia disinteressata, pura, dove il denaro non la fa da padrone e dove l’importanza di uno sguardo, di una preghiera, di un momento, di un incontro, dei sentimenti, capovolge la trama rendendola accattivante e coinvolgente. In una New York caotica e glaciale, descritta con pennellate di cinismo e grigiore che danno al romanzo uno spessore ancora più drammatico, coloro che non meritano alcuna redenzione si ritrovano a padroneggiare su persone umili e perdenti. Mentre altre che da tempo hanno abbandonato l’idea di potersi redimere, trovano ancora il coraggio di cercare la speranza al di là di ogni ragionevole possibilità di riuscirvi. Solo questo pensiero di conquista aiuterà a recuperare quella enorme somma di denaro che Andrew Stokwood aveva messo in serbo per gli eredi, un mucchio di api disperate attorno al favo da cui ricavare miele color oro. Il sussegguirsi di episodi, a volte quasi simbolici ed atti a mettere in luce le caratteristiche più umane di noi uomini (e non disumane come verrebbe da pensare: gli animali non andrebbero mai a disseppellire la carcassa di un ipotetico membro del clan nell’assurdo tentativo di trovare nascosta al suo interno la chiave del mistero) rapisce in toto. Si deve assolutamente arrivare al finale, non tanto per scoprire chi sarà il fortunato membro della prestigiosa famiglia a mettere le mani sul malloppo (ma ci sarà mai un fortunato erede, poi?), piuttosto per scoprire una mente brillante, pura, sincera. Per scoprire che il bello esiste in ogni cosa. Anche nella morte. Giampaolo Rol IL MERCANTE DI DESTINI Edizioni ALBATROS - IL FILO 2009, pp. 384, euro 16 ISBN 978-88-567-1076-2
Un ricco magnate della finanza americana passa a miglior vita con l’ultimo estremo saluto al suo carissimo amico Bruce, con il quale ha condiviso alcune tra le pagine più belle della propria vita e lasciando sulle spalle di quest’ultimo un fardello molto pesante. Un fardello frutto di un’ultima traiettoria tra genio e pazzia che tratteggia una beffa nei confronti della vita, di se stesso, e dei propri parenti.
Assolutamente da leggere.
Dopo qualche tempo lontano dal mio blog ritorno con un'intervista a Silvana Sonno, autrice del libro 'Il gioco delle nuvole' edito da Graphe.it Edizioni dell'amico Roberto Russo.
La storia è quella di M. che ama guardare il cielo e stabilire analogie tra la forma delle nuvole e quella delle creature terrene; nella vita, così come nel cielo, le cose vengono e vanno, prendono forme diverse, a volte scompaiono, ma non senza lasciare una traccia. Sullo sfondo di una Perugia sorniona e affascinante la giovane incontra Z., conosciuto via internet, e con lui vive un’intensa storia di amore e di passione.
Intorno a loro si muovono altri personaggi, tra cui la madre di M. (che vive con una donna), la zia Carolina, una signora borghese di mezza età, rassicurante e inquieta al tempo stesso, il padre, di cui la ragazza ha poche e confuse notizie.
Il romanzo sviluppa le diverse vicende, intrecciando riflessioni, massime di saggezza, interrogativi, ad una vena di costante ironia e ad una rilettura attualizzata di alcune grandi scrittrici italiane, che costituiscono una sorta di “galleria di famiglia” per una storia virata sostanzialmente al femminile.
Filo rosso de Il gioco delle nuvole, chiave ulteriore di lettura, è infine
- Ciao Silvana. E grazie di aver accettato la mia proposta di rispondere a qualche domanda su di te e sul tuo secondo romanzo ‘Il gioco delle nuvole’ pubblicato da Graphe.it.
Una cosa che ho subito apprezzato durante la lettura del tuo lavoro è la presenza di molte citazioni tratte da alcuni noti titoli della letteratura femminile italiana. Amore per quelle Autrici, per quei libri, o semplice continuità per dare coerenza e spessore al tuo lavoro che, a sua volta, è un romanzo soprattutto di donne?
Diciamo che entrambe le ipotesi sono fondate, ma in quest’ordine: io ho seguito la mia protagonista nel suo viaggio di formazione e ho capito, ad un certo punto, che alcune letture le sarebbero state d’aiuto. Così sono andata a cercarle per lei (alcune autrici le conoscevo bene, altre le ho trovate in corso d’opera) e gliele ho fornite. Non è stato difficile perché anch’io, in una certa fase della mia vita, mi sono rivolta alla letteratura femminile per sostenere il mio percorso. Di donna e di scrittrice.
- Che cos’è il miracolo dell’unica cosa, secondo te?
Mi auguro sia il riconoscimento e l’avvenuta consapevolezza da parte della nostra specie di non essere altro dal mondo in cui ci muoviamo, compresi gli oggetti che creiamo e usiamo. Sentirsi ognuna/o di noi una maglia della trama dell’essere. La necessaria dialogicità tra soggetto e oggetto, conoscente e conosciuto, sulla cui separatezza si è costruita ab origine l’opposizione maschile/femminile, fondamento dell’avversione per ogni differenza, dell’univocità del pensiero, della sostanziale solitudine dell’Io. Scrive Jung: “… l’uomo senza relazioni non possiede totalità, perché la totalità è raggiungibile solo attraverso l’anima - Psiche - la quale dal canto suo non può esistere senza la sua controparte, che si trova sempre nel Tu”.
Ecco, credo che il “miracolo” possa consistere nella relazione finalmente dinamica e feconda dell’Io/Tu, che comprende tutte le diverse polarità.
- Una visione senza dubbio ottimistica che in qualche modo si riscontra anche in M. (Mimosa) e Z. (Zorro). I due protagonisti del libro sembrano infatti vederlo avverarsi, questo miracolo. Ma poi tutto svanisce, col risultato che lei ne esce più matura (hai parlato giustamente di ‘viaggio di formazione’), consapevole, più donna, mentre Zorro preferisce la via della fuga, in linea con tutte le altre figure maschili del romanzo. Correggimi se sbaglio.
Non ti sbagli, ma non vorrei che ci vedessi una sorta di cattiva disposizione, da parte mia, nei confronti dei “miei” personaggi maschili.
- No, tutt’altro.
È che il romanzo è soprattutto un racconto di storie di donne, del loro difficile percorso nella ricerca di un’identità che le liberi dalle angustie di ruoli precostituiti e liberi, al tempo stesso, le loro risorse interiori e i loro desideri. Gli uomini in quest’ottica sono – mi si consenta l’espressione un po’ rude – personaggi “di servizio” e, sì, un po’ “sfuggenti”.
- Dalle donne agli uomini e dagli uomini ad alcune relazioni omosessuali che si intrecciano nel tuo lavoro con amori normali (termine che la società purtroppo obbliga). Tuttavia la parola ‘omosessuale’ è citata nel tuo lavoro solamente una volta. Il tutto è trattato con estrema delicatezza. Una delicatezza che riscontro spesso nello stile dello scrivere donna. Nei romanzi in cui si parla di omosessualità al maschile, al contrario, i rapporti sono spesso estremizzati, violenti, contrastanti, a volte animaleschi. Che mi dici a questo proposito?
Io penso che l’amore, nelle sue diverse manifestazioni, meriti delicatezza e rispetto. Che si tratti di amore materno, filiale o parentale in senso generale, oppure di amore per partners del proprio sesso o dell’altro sesso, le parole e i gesti che lo tratteggiano – a meno che non ce ne sia una necessità narrativa legata al genere che si percorre o a degli snodi particolari della trama – preferisco abbiano accenti sfumati che rendono emozioni, turbamenti ed atmosfere senza dover fare la cronaca minuto per minuto degli amplessi, compreso il vocabolario a cui ci ha abituato certa filmografia. Per quanto riguarda il modo di raccontare l’omosessualità al maschile io sono d’accordo con te, e trovo quel tipo di rudezza e brutalità d’espressione soprattutto nelle pagine di scrittori (maschi), che mi rimandano un’idea dell’incontro tra uomini che spesso mi imbarazza e a volte mi spaventa. Non credo dipenda dal fatto che noi donne siamo più “gentili” – il che rinvierebbe ad un modello di femminilità che non condivido – credo che forse attiene proprio alla differenza nel vivere la sessualità, come desiderio e attrazione, non solo come pratica, che separa i nostri due generi (e dunque si potenzia nel rapporto omosessuale), e che però trova, per fortuna, conciliazione nel reciproco sentimento d’amore.
- Concordo pienamente. Pur non conoscendoti personalmente, durante la lettura ho avuto spesso l’impressione che uno dei personaggi de ‘Il gioco delle nuvole’ potesse essere la trasposizione, forse idealizzata, della tua persona. Ti ho ritrovata in Rossella. È così?
Rossella mi è vicina per dati anagrafici e, di conseguenza, per certe vicissitudini storico sociali che si sono intrecciate alle “nostre” biografie. Ma io sento molto vicine a me anche gli altri personaggi femminili, compresa la giovane protagonista, che dà conto di un mondo interiore – penso al “gioco delle nuvole” – e di un modo di prendere di petto le situazioni che assomiglia molto a certe mie modalità dell’agire. Anche la zia Carolina, alle prese con la sua “età difficile”, mi è molto cara.
- A chi suggeriresti di leggere il tuo libro? E perché?
Naturalmente a tutte/i. Alle donne perché si riconoscano, come le mie protagoniste, nella necessità di non interrompere il proprio percorso di individuazione e soprattutto nella necessità di ritrovarsi fianco a fianco con altre donne, dentro una narrazione comune. Agli uomini perché se ne avvalgano.
- Sono d’accordo con te. Grazie per il tempo che hai voluto dedicarmi. E buon cammino.
Gian Luca Mario Loncrini
Silvana Sonno
IL GIOCO DELLE NUVOLE
Graphe.it Edizioni 2007, pp. 118, euro 9
ISBN 978-88-89840-15-3
… Una certa notte, nelle vicinanze di Pereira, mentre sono alla guida della mia vettura vedo una bambina abbandonata. È solo una piccola “Gamin” che vive per la strada di una grande città.
La bambina vede un giocattolo incustodito sul marciapiede di fronte a sé.
Attraversa correndo in quella direzione. Probabilmente non può credere ai suoi occhi: ha un giocattolo tutto per lei!
Ma, in quel preciso istante passa un camionista. Uno di quelli che guidano con la bocca incollata al volante. E il suo rimorchio si porta via per sempre il suo sogno. La bambina rimane sull’asfalto. Inutile prestare soccorso. Niente da fare. Sangue. Capelli. Occhi. Braccia. Le viscere… sul marciapiede. Sul parabrezza. Sul muro di una casa.
La bambina mette per sempre gli occhi sul cuscino. Muore per il cartone vuoto di un giocattolo abbandonato per terra!
Che vita. I bambini nascono piangendo, vivono soffrendo e scompaiono come mosche, togliendo il disturbo alla società che li ha prodotti.
Civiltà strana, la nostra!
Sconvolgente libro-verità sulla realtà di molti bambini di strada in America Latina. Un viaggio-incubo in Colombia, Guatemala, Brasile, che racconta le vicende di ragazzini abusati, seviziati, venduti, mercanteggiati, barattati, violentati, uccisi senza pietà. E privati non solo di quella dignità di cui parla l’articolo 31 della Convenzione Internazionale sui diritti dell’uomo siglata O.N.U., ma soprattutto dell’essenza di quel soffio di vita che non tornerà più.
Scritto da Marco Monatti Zbudil (presidente dell’Associazione di Cooperazione Internazionale Tierra e premiato con numerosi riconoscimenti per il suo fervore umanitario) e distribuito per la prima volta nel 1997, Diana era in origine un’opera in prosa narrativa. Due anni dopo l’attore e regista Riccardo Puerari adattò il lavoro in forma teatrale.
Due tempi altamente drammatici in cui versi in rima, stacchi musicali, testimonianze direttamente raccontate da bambini di cinque, sei, otto anni e cronaca spietata sprigionano una drammaticità da brivido che non ha peli sulla lingua e non si autocensura.
“Gli stranieri quando ti portano a letto sono più violenti. Vogliono sempre fare l’amore (fare l’amore? Pensate che a parlare è una bambina di 9 anni!) per il buco del culo… Sai, è molto più duro…”.
Un “pugno nello stomaco della nostra società distratta e accecata dalla propria opulenza”, cita la prefazione curata da Claudio Marozzi. Ed è infatti così che si percepisce il lavoro. Come se si fosse stati colpiti da un fitto colpo che spezza in due e lascia inermi di fronte a tanta ferocia, tanta infamia, tanta malvagità.
Non ci sono risposte, nel libro. Ognuno deve trovarle da sé (a cura di Gian Luca Mario Loncrini).
'diana...' di Marco Bonatti Zbudil (adattamento teatrale di Riccardo Puerari)
Edito da Associazione Internazionale di Cooperazione TIERRA, Mantova, 2001
Per informazioni e contatti: 0376 362898
Dolce e grassottello, Billy non è tagliato per fare il contadino, ma deve aiutare il padre nei lavori della fattoria. Le mucche sono indocili, le fatiche quotidiane estenuanti. Allora il ragazzino si rifugia in un mondo di fantasia dove i campi di rape diventano paesaggi lunari, la vestaglia della madre un’attillata tuta spaziale, la coda di una vacca una stupenda capigliatura bionda: qui Billy può trasformarsi in Judy Robinson, l’eroina della serie televisiva Avventure nello spazio. Non tutti approvano la sua metamorfosi. Sulla soglia dell’adolescenza, Billy scoprirà che crescere è molto più complicato di quanto avesse mai immaginato.
Una storia comica e toccante su quanto sia difficile crescere per un piccolo gay nella profonda provincia.
Graeme Aitken, neo zelandese classe 1963, da qualche tempo trasferitosi a Sydney dove fa il libraio, è l’Autore di questo simpatico libro che per molti aspetti si avvicina al mio romanzo Anche un uomo.
Il protagonista, come nel mio lavoro, è un bambino alle prese con due enormi crucci: la crescita e la scoperta (ed ipotetica accettazione) della propria omosessualità.
Molti gli aspetti in comune dei due libri: i piccoli timori descritti in modo spesso ironico; l’ambiente scolastico, quello religioso e quello familiare che in qualche modo incidono nella vita di Billy. L’unica grande differenza, però, è che nel mio libro la famiglia ha un ruolo determinante, che aiuta il giovane Paolo ad intraprendere la giusta strada per la propria realizzazione come entità umana (e quindi anche sessuale), mentre nel romanzo di Aitken essa è talmente coinvolta nei lavori della fattoria, nella quotidianità, nell’evitare clamori, al punto da non potersi considerare fondamentale per la maturazione (e piena realizzazione) del protagonista. Non a caso il libro è dedicato ai genitori dell’Autore, che li ringrazia per “essere completamente diversi dai personaggi di questo romanzo”.
Tra scorribande in bici, escursioni con la migliore amica (la cui sessualità è a sua volta descritta in toni confusi), riviste contenenti foto di aitanti modelli, compagni spietati e drammi quotidiani spesso descritti con pennellate ironiche e molto divertenti, Billy ha un grande desiderio: quello di “fare la checca”, da grande. Senza nemmeno sapere che cosa significhi.
Vorrebbe chiederlo alle persone che, secondo lui, sarebbero in grado più di altre di rispondere. Ma intuisce che “essere checca” non è una cosa di cui andare fieri. E ci va cauto fino alla conclusione del romanzo, momento in cui capisce in toto di che cosa si tratta. E nella sua mente si abbozzano finalmente i rischi di quello che comporterebbe una simile rivelazione in una realtà fatta di animali da stalla, contadini, sussurri e pettegolezzi da piccola contrada.
Pagine pregne di intensi quesiti, posti anche in maniera molto comica, si alternano a momenti più distesi nei quali le avventure di Billy Boy fanno davvero sorridere. La narrazione scorre fluida e l’intreccio è così semplice ed immediato da coinvolgere il lettore sin dalle prime pagine.
Esilaranti i passi nei quali il giovane protagonista si interroga sul proprio corpo, sulla propria sessualità. La ‘ciccia’ in più diventa motivo per confrontarsi con altri coetanei. Ma è di altro che egli si preoccupa, tra un’occhiata di sottecchi e l’altra.
Magistrale. Consigliato a chi ha voglia di riflettere spolverando ricordi del passato (molto comuni nella realtà di chi, prima o poi, ha dovuto fare i conti col decidere se ‘diventare’ gay o meno), immergendosi in una lettura piacevole ma non per questo banale e scontata.
50 modi per dire favoloso (recensione a cura di Gian Luca Mario Loncrini)
Autore: Graeme Aitken
Editore: Edizioni del Cardo
ISBN: 978-88-6075-011-2
Prezzo di copertina: Euro 15,80
Per ordinare on line:
http://www.ibs.it/code/9788860750112/aitken-graeme/cinquanta-modi-per-dire.html
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Calorosa la partecipazione del pubblico, che ha accolto e seguito con attenzione le argomentazioni trattate nel romanzo ambientato in terra brasiliana, e che vedono come protagonista una giovane educatrice alla ricerca della propria vocazione incline ad aiutare il popolo dei bambini della sua terra. Sabina, il nome dell’eroina, è costretta per un overbooking a rimandare di un giorno il suo volo da San Paolo all’Italia, dove sta per ricongiungersi al fidanzato. Passerà la notte in una delle più grandi e pericolose favelas del Brasile, ricordando i momenti più belli della vita proprio mentre sta lasciando il Paese che tanto le ha dato. E tanto le ha tolto.
Intenso, struggente, commovente, il libro tocca argomenti scottanti tipici di molta cronaca del grande Paese sudamericano, quali l’abbandono precoce della scuola da parte di molti figli di famiglie senza mezzi, la delinquenza che ne deriva e dilaga in modo impressionante, l’assenza di interventi delle Istituizioni, la politica, e in questo contesto ha dato spunti per un animato dibattito col numeroso pubblico di presenti, tra i quali il prof. Sergio Paronetto (che ha curato la prefazione del lavoro e che con Loncrini ha presieduto l’incontro), il Colonnello Luigi Luise e il Luogotenente Antonio Pili, Direttori del Circolo Ufficiali; ancora, la poetessa Alessia Biasiolo, i professori Cristina Spiller, Maria Grazia Roccato, Franca Destro, Claudia Robiglio e molti altri docenti di varie Facoltà Letterarie dell’Università degli Studi di Verona.
Ottima occasione per organizzare eventi analoghi, alcuni docenti hanno invitato gli stessi Loncrini e Paronetto a presentare Saudade proprio nelle aule dell’Università e in alcuni Istituti scolastici della città di Verona. Assente per problemi familiari l’Editore Fabio Croce. A cura di Giampietro Tonon www.literary.it |
- Ciao Roberto. Grazie per aver accettato il mio invito a raccontarci un po' di te. Inizio la nostra chiacchierata constatando che spesso si citano quelli che dovrebbero essere i requisiti per scrivere e riuscire a pubblicare un buon libro. O quelli che dovrebbero in qualche modo caratterizzare un buon Autore. Quali sono, invece, le caratteristiche di un Editore nel 2008?
- Secondo me sono tre: attenzione, disponibilità, umiltà. Attenzione a quanto viene sottoposto e a quel che succede intorno per poter scoprire nuovi talenti; disponibilità a mettersi in gioco e ad aprire un confronto con l’autore; umiltà nel leggere senza pregiudizi e valutare senza presunzione quanto viene sottoposto.
- Quali sono, dunque, i parametri che Roberto Russo tiene in considerazione per accogliere benevolmente un manoscritto e pubblicarlo?
- Diciamo che faccio un lavoro a monte che prevede diversi elementi. Per esempio: sul sito della casa editrice sono riportate chiaramente le norme della nostra casa editrice per sottoporci i manoscritti. Non sono certo un talebano, ma quelle norme stanno lì per facilitare il lavoro di tutti. Quindi, se mi arrivano i testi che non seguono le norme come minimo mi indicano che l’autore è un po’ disattento. Come per l’editore, credo che anche per l’autore serva umiltà: per me questo è il parametro principale. Spesso arrivano email “arroganti”, senza firma, con pretese assurde. Ecco, le opere di questi autori non vengono accolte benevolmente dalla mia casa editrice. Sugli errori di ortografia e di grammatica si può pure transigere… ma su quelli di educazione non proprio…
- Ti capiterà quindi anche di rifiutare proposte di pubblicazioni. I motivi?
- Oltre i motivi esposti, tieni presente che
- Una domanda che può sembrare scontata. Ma che può, secondo me, aiutare molto a tracciare un quadro sintetico ma dettagliato della realtà editoriale italiana: come funziona questo mondo nel nostro Paese?
- In Italia l’editoria è in mano a pochi grandi editori che si muovono da padroni e dettano le regole, avendo i mezzi e le possibilità di far conoscere i loro testi. Così in libreria si troveranno sempre i libri dei grandi editori mentre quelli dei piccoli sono da cercare con il lanternino; sui giornali, tv, radio la pubblicità sarà sempre degli stessi libri e degli stessi editori. Ma la quantità non sempre significa qualità. Un esempio per tutti: il premio Nobel 2008 per la letteratura – Jean-Marie Gustave Le Clézio, – è pubblicato in Italia da un editore forse sconosciuto ai più, Instar libri. Anche i grandi sbagliano nel fiutare le opportunità!
- Nel tuo catalogo sono presenti alcuni libri a tematica omosessuale. Cosa si aspetta da te e, più in generale, dai lettori un Autore che abbia serie intenzioni di pubblicare un romanzo gay? Insomma, per quanto si continui ad organizzare Pride, si cerchi di convivere con questa ‘imbarazzante’ realtà nella piccola Italia il cui cuore pulsa grazie alla tentacolare presenza del Vaticano, viviamo in un Paese che di strada per arrivare ad una vera e propria convivenza civile (e non sto parlando di tolleranza) deve farne ancora molta.
- I libri a tematica omosessuale sono libri come gli altri. Possono essere belli o brutti, validi o meno. E in base a questo io valuto i testi che ci vengono sottoposti. Se un romanzo è ben scritto è indifferente se sia gay, etero, bisex, trans e via dicendo. Per quel che riguarda il discorso della convivenza civile, pur riconoscendo i mille problemi che ci sono nel nostro Paese, è pur vero che l’universo glbtqqi è spesso bravissimo a farsi del male e a dividersi in mille rivoli. Ci si becca gli uni gli altri invece di guardare ad una meta comune. La diversità è importante – anche all’interno del movimento gay – ma che sia una diversità costruttiva. Fare i polli di Renzo non serve a nessuno.
- Esiste un titolo che avresti voluto pubblicare tu?
- Perché?
- Sono splendidi: un modo fantastico di giocare con la lingua.
-Roberto Russo lettore che libro proporrebbe ad altri lettori?
- Non propongo un libro, ma un autore. Anzi due. Sebastiano Vassalli e l’Umberto Eco dei romanzi.
- E come Editore, che cosa suggerirebbe ad aspiranti Autori?
- Di scrivere ogni giorno. Leggere quello che hanno scritto. E poi ridurre della metà quello che hanno scritto. Così ogni giorno e per ogni pagina che scrivono. Infine lasciare il testo da parte almeno per sei mesi e poi rileggerlo, continuando a limare. E, contestualmente, leggere molto. Di tutto. Se di piccole case editrici, meglio.
A cura di Gian Luca Mario Loncrini
Un invito alla lettura di Gian Luca Mario Loncrini
A partire da ieri, mercoledì 15 ottobre 2008, è disponibile nelle librerie fiduciarie di Gabrielli editore (www.gabriellieditori.it) il volume "Omosessualità e Vangelo. Franco Barbero risponde" a cura di Pasquale Quaranta.
«Queste lettere, un assaggio tra migliaia e migliaia che ho ricevuto e ricevo, sono per me uno dei “luoghi del dialogo”. Su di esse ho versato tante lacrime, ho pregato, riflettuto, studiato. Soprattutto ho cercato di ascoltare e di imparare».
Nelle chiese cristiane gay e lesbiche credenti sono protagonisti di una grande novità. Dicono apertamente con le parole e con i fatti che tra esperienza omosessuale e vita cristiana non esiste alcuna inconciliabilità. La loro è una rivoluzione d’amore e in quanto tale non violenta. Le persone omosessuali vivono le loro relazioni e partecipano a pieno titolo alla vita della comunità cristiana. Lo fanno da cristiani e da cattolici, come i loro fratelli e le loro sorelle eterosessuali.
Perché la comunità non può accogliere con gioia la testimonianza del loro amore? Perché la celebrazione di questo amore non può avere la dignità di matrimonio? Gli interrogativi sono tanti e sono tutti sentiti, vivi, autentici.
Franco Barbero risponde.
Pasquale Quaranta (a cura di)
OMOSESSUALITA' E VANGELO
Franco Barbero risponde
Gabrielli Editori 2008, pp. 160, euro 14
ISBN 978-88-6099-062-4
Una mia intervista a Paolo Pedote, autore del romanzo ‘Alcuni elementi critici sul funzionamento del formicaio’ edito da Edizioni Libreria Croce.
La storia è quella di Giorgio, professore di mezza età disilluso dall’insegnamento e dal sistema. La sua vita privata non è appagante, ha una ferita ancora aperta dopo l’abbandono da parte di un uomo, Luca, con cui aveva vissuto una lunga e soddisfacente relazione.
Dopo una sessione di esami Giorgio incontra per i corridoi dell’università una vecchia amica che non vede da tempo, Renata. La donna non è lì per caso ma per parlare all’uomo di Gaetano, un giovane in carcere per una storia di omicidio con cui Giorgio ha vissuto un’intensa storia d’amore, resa difficile dalla differenza d’età, dalla difficile situazione familiare e sociale del ragazzo, dalle resistenze fatte da Giorgio a lasciarsi andare ad un amore così anticonvenzionale che lo rende vulnerabile.
Un romanzo teso, cupo, nero, lucido, che affronta un tema scottante e lo sviluppa con coraggio: cosa succede ad un omosessuale adulto quando si innamora, riamato, di un ragazzo che potrebbe (e vorrebbe) essere suo figlio?
Un’opera affascinante, scritta in uno stile serrato e con mano esperta, cruda e scottante nella descrizione dei corpi e dei loro abbandoni ma allo stesso tempo pudica davanti ai sentimenti.
- Chi è Paolo Pedote?
Lo sai che è una domanda che mi mette un po’ in imbarazzo? Non me l’ha fatta mai nessuno e se devo essere onesto non ho idea di come risponderti. Vediamo…
Sono alto 1 e 70, non ho molti capelli, occhi verdi… Sono abbastanza in sovrappeso, tanto da dover sempre limitarmi col cibo, visto che soffro di ipertensione, elementi questi che mi fanno ritenere non un bello. Invece sono un tipo che piace. Non so come mai, ma sono uno che piace. Sono single e mediamente libertino, anche se a volte sento il bisogno di un compagno che, per utilizzare una metafora, mi faccia da scaldino nelle notti fredde e tempestose.
Sogno di vivere di scrittura, sogno di non dover più timbrare il cartellino. Nel frattempo, per non raccattare pomodori nelle cassette scartate al mercato, visto che con i diritti d’autore che mi mandano non ci pago manco la bolletta del gas, faccio il moderatore di focus group, indagini di mercato qualitative, per chi non sapesse cosa sono. Mi nutro di cinema, letteratura, musica. Ecco, non so se ho reso l’idea.
- Direi di sì. Abbiamo molte cose in comune. E, come te, anch’io sogno di vivere di scrittura. Prima di ‘Alcuni elementi critici sul funzionamento del formicaio’ hai pubblicato racconti, romanzi e saggi a tematica omosessuale. In cosa si differenzia questo tuo lavoro da quelli precedenti?
Credo di essere un po’ cresciuto come narratore, di esermi fatto le ossa, come si dice. Comunque mi è più facile dirti in cosa si assomigliano: l’idea è sempre quella di fare un intreccio che aderisca al mio modello di riferimento: Pedro Almodovar. Quello è ciò che caratterizza tutti i miei scritti di narrativa: parto dalla necessità di scrivere una storia almodovariana. Anzi, se lo conosci e senti che ha bisogno anche di uno per pulire i bagni dei camerini, avvertimi!
- Gli avevo inviato una copia del mio primo romanzo. Non mi ha mai risposto. Se si facesse vivo ti farò sapere. E a proposito di libri: parlaci un po’ di questo tuo ultimo lavoro.
Giorgio è un professore universitario di mezza età, a contratto, come oggi quasi sempre accade, disilluso dall’insegnamento e dal sistema. La sua vita privata non è risolta, ha una ferita ancora aperta dopo l’abbandono da parte di un uomo, Luca, con cui aveva vissuto una lunga relazione, piena però di buchi neri e di non detti. Dopo una sessione di esami Giorgio incontra una vecchia amica che non vede da tempo, Renata. La donna sembra arrivata lì per caso, ma non è così: vuole parlare all’uomo di Gaetano, un giovane in carcere per omicidio. Gaetano ha dato a Renata una lettera, da consegnare proprio a Giorgio. Si scopre così, attraverso l’alternarsi del dialogo tra Renata e Giorgio e una serie di flashback, che Gaetano e Giorgio hanno vissuto un’intensa storia d’amore, resa difficile dalla differenza d’età (Gaetano, infatti, non ha neanche 18 anni), dalla sua difficile situazione familiare e sociale, dalle resistenze fatte da Giorgio a lasciarsi andare ad un amore così anticonvenzionale che lo rende vulnerabile, che fa emergere i suoi lati irrisolti di essere umano, le sue debolezze. La lettera non viene consegnata subito, ma alla fine del romanzo. Si tratta di una richiesta di aiuto: Giorgio sarà disposto ad accoglierla? Ma non c’è un finale. La lettera si legge solo attraverso le espressioni descritte dei due personaggi. Io non lo so se Giorgio aiuterà Gaetano oppure no.
- Secondo me lo sai eccome. Ma è giusto che i lettori lo scoprano leggendo il libro. Come nasce l’idea di scrivere ‘Alcuni elementi critici sul funzionamento del formicaio’?
Dalla mia ossessione per la famiglia. C’è una canzone di Giorgio Gaber, ‘Il dilemma’. Quando l’ascoltai per la prima volta avevo forse 20 anni. Mi resi conto che io dovevo scrivere delle cose per spiegare alcuni versi che da allora mi sono rimasti nel cervello. Ad un certo punto il brano dice: “…il loro amore moriva, come quello di tutti, non per una cosa astratta come la famiglia, loro scelsero la morte per una cosa vera come la famiglia”.
Ecco, questi versi che sembrano una contraddizione, per me sono stati l’illuminazione; sono il senso di ogni rapporto affettivo. Io da allora ho questa ossessione: spiegare perché la famiglia è quella cosa vera, quando non è quella cosa astratta.
- Tra le cose che del tuo romanzo colpiscono maggiormente c’è il forte contrasto tra quello che Giorgio vive quasi clandestinamente (o almeno è così che vorrebbe, alla luce degli altri) e che prova in sé. Un sentimento contrastante, dicevo, ma anche forte, che lo rende insicuro. Credi che sia davvero difficile un rapporto a due tra una persona matura e un ragazzino?
Non c’è nulla di clandestino in quello che vivono: c’è il pudore nei confronti dell’amore. Che forse è più terribile. Perché se il pudore serve a tutelare dalla volgarità, come segno inconfondibile delle superficialità delle persone, è una cosa straordinaria. Ma se il pudore è il frutto di filtri, esso diventa spaventoso. Giorgio ha paura di star male, ha paura di far male, ha paura. Ed è un’emozione che prova costantemente.
Gaetano scappa oppure si nasconde nella superficialità che contraddistingue quelli come lui. Entrambi, tuttavia, sono due vulcani. Sono due molecole che appena si avvicinano provocano reazione chimica. Mi sento un chimico: voglio spiegare quella reazione.
- Una storia nata per caso o qualche riferimento ad una simile esperienza che ti ha in qualche modo coinvolto?
C’è un Gaetano: si chiama Andrea ed è stato a San Vittore. Non ho avuto una storia come l’ho descritta, ma tutto nasce da lì.
- Capisco. Continuando a parlare del libro, ho trovato semplicemente esilarante (e al tempo stesso scandalosamente reale) la parte dedicata alla professione del protagonista. Le pagine dedicate all’esame universitario di un’aspirante ‘velina’ mi hanno colpito molto. Con tocco lucido descrivi indirettamente una realtà che tutti conosciamo bene: quella del compromesso pur di giungere ad apparire nell’epoca in cui si farebbe di tutto per riuscirci. Una critica indiretta al mondo dello spettacolo o all’apparente (forse non troppo) mancanza di ideali delle nuove generazioni?
A me il mondo universitario fa schifo perché è pieno di geometri che accumulano punti in graduatoria. La cultura è morta e negli atenei ci sono solo mummie. L’università è un business. Non è vero che le nuove generazioni sono senza ideali: sono le vecchie che hanno ucciso i loro. E non hanno saputo dire niente di nuovo. Non è l’operaio che è senza ideali perché vota Lega dopo aver votato per decenni Comunista. È D’Alema che è un mostro a cinque teste che non riusciamo più a sconfiggere. E chi lo abbatte quello? Non mi fa paura Berlusconi, ma Veltroni. Berlusconi vuole la lobotomizzazione globale. Fa il suo mestiere. Ma Veltroni… dai, vuole la stesse cose. Ed è tutto legato, guarda. Non so se mi spiego. L’ambiente dello spettacolo, invece, è quello che è. Il vuoto della pornografia senza neppure l’esibizione di grossi falli, ma solo di gente che vorrebbe farti credere che ce l’hanno grosso. I maschi al potere. Che noia! Pensa: a me
- In un recente incontro con alcuni Autori al quale ho preso parte io stesso parlavi di grandi e piccole Case Editrici. Quali sono i limiti o i motivi principali nella scelta di un Editore?
Scegli un Editore in funzione di quanto sei conosciuto e introdotto, come in ogni ambiente. L’Editore grosso ti distribuisce bene, ti promuove, e magari ci vivi pure di scrittura. Con l’Editore piccolo non puoi farlo perché deve sopravvivere anche lui nella giungla dell’editoria. Io mi sono trovato bene sia con i piccoli, perché parli direttamente con l’Editore, ti confronti, parli del tuo libro. Ma mi sono trovato bene anche con quelle più grandi come
- Hai libri in preparazione?
A novembre esce un libro sulla pedofilia clericale dal titolo: ‘Lasciate che i pargoli vengano a me!’. Sono storie di preti condannati per abusi su minori. Poi sto scrivendo un altro romanzo… e poi chissà…
- In bocca al lupo, dunque. E grazie per la tua disponibilità.
'Alcuni elementi critici sul funzionamento del formicaio' di Paolo Pedote
Edizioni Libreria Croce
ISBN: 978-88-89337-82-0
Prezzo di copertina: 14 euro
Quale filo invisibile lega tra loro le storie – apparentemente lontane – di due commilitoni nei drammatici giorni dell’Armistizio, di un atleta alla vigilia delle Olimpiadi mentre
E quale tragico dilemma si cela dietro il misterioso orologio che sembra orientare le loro scelte?
Difficile non immedesimarsi nell’uno o nell’altro dei personaggi di questo libro, o non riconoscere un po’ di sé in ciascuno di essi.
Un romanzo sui capolinea della vita da leggere in un fiato, ispirato alle storie vere di Domenico Bisatti e Giuseppe Morelli, attori/spettatori dei fatti dell’8 settembre 1943; e del grande Marcello Guarducci, recordman del nuoto italiano ed europeo, tre volte Olimpionico, detentore di numerosi titoli e capitano della nazionale italiana di nuoto per nove anni.
- Ciao Donatella. Grazie innanzitutto per aver accettato la mia proposta di intervistarti. So che il tuo ‘Una volta sola’ ha riscosso un buon consenso da parte del pubblico di lettori. E io stesso lo reputo uno dei libri più interessanti in cui mi sono imbattuto nel corso di quest’anno. Ti va di iniziare raccontandoci un po’ chi è Donatella Decise?
Domanda difficilissima!
Ho appena compiuto trentasette anni, vivo in una piccola città della provincia di Milano.
Dopo la laurea in chimica ho lavorato per alcuni anni all’Istituto dei Tumori di Milano, proseguendo poi il mio cammino professionale nell’industria farmaceutica.
Sono sempre stata una gran sportiva, anche se ultimamente il lavoro lascia ben poco tempo a disposizione…
Sono curiosa, passionale, rompiscatole, adoro il golf, mi sposto solo su due ruote (scooter).
Scrivere mi rilassa molto, e da questa sensazione positiva è scaturito il romanzo “Una volta sola”.
Dire che l’ho sempre avuta e che è sempre rimasta inespressa suonerebbe inevitabilmente banale.
Perciò sarò sincera: la vera passione ha visto la luce nel gennaio del 2006, a Istanbul, dove mi trovavo per un viaggio di lavoro.
Non c’è niente di meglio di una serata solitaria in albergo per iniziare a buttare giù idee alla rinfusa su un foglio di carta. Il resto è venuto da sé.
Ebbene, ho scoperto che scrivere è ancora più gratificante e liberatorio!
Le ragioni sono molteplici, prima tra tutte la voglia di raccontare alcune storie vere che erano talmente belle da meritare di vivere non soltanto nella memoria dei diretti protagonisti.
Mi riferisco alla vicenda di Marcello Guarducci, così come a quella di mio nonno Giuseppe Morelli (Mandelli nel libro), e a quella di Domenico Bisatti, entrambi reduci della Seconda Guerra Mondiale.
Monica e Jean-Marc, invece, sono personaggi ispirati a vecchie conoscenze, dalle quali ho attinto caratteristiche e sfumature. Anche nelle loro storie, comunque, c’è molta corrispondenza con la realtà dei fatti.
In particolare, quando si è trattato di inserire una storia sportiva, avevo pianificato di inventare un personaggio che subisse il boicottaggio di Mosca, per poi scegliere di continuare a lottare nonostante la delusione subita.
Quando ho scoperto che questo personaggio esisteva davvero (potete immaginare la mia sorpresa e la mia soddisfazione!), non ho potuto fare a meno di contattarlo e farmi raccontare direttamente le sue peripezie…
Mi piace immaginare che gli oggetti che sono stati nostri assorbano un po’ della nostra storia e la portino con sé attraverso le generazioni.
In questo caso, trovo che l’orologio abbia un fascino particolare, sia per l’incisione che reca sul coperchio (il lettore scoprirà che ha a che fare con la morale della storia…), sia perché il messaggio che in un certo senso veicola è indipendente dal tempo segnato dalle sue lancette.
Il potere di orientare le scelte dei protagonisti rimane costante ed immutabile, al di là del contesto e dal periodo storico nel quale la scelta deve essere effettuata.
Ad un certo punto del romanzo, Monica riceve in regalo “un’ora”. L’orologio smetterà di funzionare solo quando Monica sarà in grado di apprezzare veramente il valore di un’ora regalata. Nessun altro oggetto che passasse di mano in mano poteva rendere così bene questo concetto, secondo me.
Da autrice, le invidio il coraggio che la spinge a compiere un passo difficilissimo nella sua vita. Pertanto, credo che la risposta corretta sia la seconda: Monica è tutto quello che vorrei essere, pur non avendone la forza.
Il bello è proprio questo, ho davvero assistito ad una vicenda del genere: un uomo sposato, con figli, che incontra casualmente in un parco una persona dello stesso sesso (qui veramente un mio caro amico), se ne innamora e abbandona tutto per seguirlo.
A volte ci stupiamo per storie che sembrano inverosimili, mentre siamo circondati da vicende che hanno del miracoloso!
Monica, per le ragioni che ho descritto sopra.
Jean-Marc, per i luoghi che fanno da cornice alla sua storia (Firenze, Città del Messico).
Riccardino, il giovane nuotatore dal grande talento, per la sua tenerezza.
E sembrerà strano, ma anche personaggi secondari come Daniele, il carabiniere che ascolta il racconto di Guarducci, e Marjorie, la moglie gelosa e possessiva di Jean-Marc, sono entrati nel mio cuore per gli aspetti del loro carattere che rispecchiano il mio.
Come ho scritto sulla quarta di copertina, vedo un po’ di me in tutti i personaggi, e spero che il lettore possa usufruire dello stesso stimolo emotivo.
Sì ma... è una sorpresa naturalmente!!!
'Una volta sola' di Donatella Decise
I Fiori di campo Edizioni, 2007
ISBN: 88-7350-335-7
Prezzo di copertina: 13 euro
Confesso che mi fa un effetto strano intervistarti. Dopotutto tu sei il mio attuale Editore. C’è un rapporto professionale che in qualche modo ci lega.
Ti va di parlarci di Fabio Croce?
L'Editore Fabio Croce è romano, del 1960. Viene da una tradizione libraria importante. Ha gestito per anni le Librerie Croce della capitale, partecipando al salotto letterario più celebre d'Italia:
Come sono nate le Edizioni Libreria Croce? O meglio, quali sono le ragioni per cui le hai fondate?
Dirigo questa casa editrice dal 1997. Da sempre ho lottato perché fosse una Casa Editrice libera, che asseconda i bisogni e le volontà di coloro che con essa scrivono e pubblicano. Tutto è alla luce del sole; ognuno degli autori è chiamato a partecipare e a portare la propria esperienza affinché i libri siano notati dal pubblico. Ogni consiglio è bene accetto e non ci sono preclusioni verso nessuno.
Presto mi resi conto che in Italia una realtà editoriale esclusivamente gay non poteva sopravvivere: limitare a priori un mercato già di per sé così difficile non aveva senso. Per giunta tante persone che leggono vogliono sentirsi normali lettori e comprare i libri come tutti nelle librerie e non in luoghi esclusivi e di settore. E visto che tante librerie in Italia pregiudicano ancora il settore dei libri a tematica GLT, si finiva per diventare una sorta di produttori di materiale pornografico, non di cultura. Troppo spesso le migliori vendite erano realizzate in sexy shop e negozi simili, o addirittura nei sex club. E troppo spesso quelle librerie che avevano il coraggio di esporre i volumi esplicitamente a tematica GLT li collocavano comunque nel reparto pornografia, anche se si trattava di un saggio sulla sessualità dei trichechi del Baltico.
La stessa Babilonia, la più importante rivista di cultura omosessuale italiana, che vantava collaboratori importanti del movimento e che per anni è stata l’unica in Italia a fare della vera prevenzione, quando è esploso il fenomeno dell’AIDS, la trovavi nella sezione porno dell’edicola!
Allora c'è stato il bisogno, ho sentito come una necessità anche di mercato, di allargare il giro e rivolgersi appunto ad un mercato più vasto, guadagnandosi il rispetto di tutti i librai, che hanno visto sfilare proposte di tutti i generi, dall'universitario alla poesia, dal saggio all'aforisma.
Attraverso l’esperienza di mercato, dunque, sei in grado di realizzare e distribuire un prodotto che ricalca esattamente le aspettative dei lettori.
L'esperienza dell'editoria nasce da un bisogno concreto che ho avvertito all'inizio degli anni '90, quando dirigevo
Il tuo catalogo annovera lavori che spaziano da romanzi erotici a libri molto più silenziosi, discreti, timidamente rivelatori. Un modo per dare spazio a tutti gli Autori o semplicemente per rendere le tue collane più variegate?
Oggigiorno tutto viene settorializzato, generalizzato, catalogato, a tutti i prodotti viene dato un codice, a tutte le persone un'etichetta, una definizione. La cultura omosessuale è un'area culturale che aiuta a definire l'argomento e a circoscrivere tutto ciò che si muove intorno ad essa. Non c'è da farci intorno una speculazione politico-filosofico-cultural-sociale, è così, un meccanismo imposto dalla modernità. Le librerie e le biblioteche, per reperire e ordinare i volumi hanno bisogno di settori e la via più breve esistente è settorializzare. Non è una ghettizzazione del genere, ma semplicemente la definizione di un'area di studi e di interesse culturale. Per esempio, capolavori del cinema come i film di Luchino Visconti (Ludwig, Morte a Venezia), oltre ad essere patrimonio culturale inestimabile per la cultura mondiale, fanno parte della “cultura gay” perché una persona omosessuale che si interessa alla cultura non può non conoscere questi film, altrimenti non potrà mai possedere una cultura gay.
Quando Fabio decide di pubblicare un manoscritto e quando no?
Decido di pubblicare un libro quando è scritto bene, senza badare troppo ai contenuti: certo, oggi sto un po' più attento a vagliare l'eventualità di problemi giudiziari che potrei avere pubblicando argomenti scottanti e storie vere. La causa che ebbi con Nino Castelnuovo negli anni scorsi e quella che ho in piedi con la famiglia Colonna bruciano e costano molti soldi.
In Italia sei considerato un coraggioso portabandiera. Hai spesso affrontato questioni politiche, giudiziarie e legali piuttosto spinose. Come ne sei uscito? Voglio dire, la volontà di lottare si è fatta più accesa ed aspra o oggi come oggi tendi a restartene fuori?
Da sempre sono in politica. A 15 anni, quando studiavo al Liceo ‘Socrate’, già ero rappresentante di cellula per
Poi negli anni '80 fui attivista del Partito Radicale. Dal
Questo si ripercuote anche nel tuo lavoro, quindi, nelle tue scelte editoriali?
Ho compreso che a volte, poche per la verità, anche i nemici dicono cose sagge o poetiche o piacevoli, e infondo citarli ogni tanto può essere anche snob, dare un senso di libertà, di democrazia, che non guasta quando si parla di cultura. Arrivando persino a pubblicare libri ben scritti, ma non condivisibili in assoluto per me. Il trasporto che invece provo per la promozione di un libro che partecipa delle mie stesse opinioni è superiore e determinante.
Un libro che non hai pubblicato e che, invece, avresti voluto.
Un libro che avrei voluto pubblicare a posteriori è Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia e ti dico perché: nel 1999 fui chiamato da Paolo Bonolis per organizzare una puntata di Ciao Darwin tra Gay contro Etero. Ebbene, il primo colloquio che ebbi fu con l'Autore della trasmissione che era Federico Moccia. Lui mi riconobbe per i miei trascorsi di libraio famoso a Roma e mi chiese aiuto per la pubblicazione del suo romanzo, in verità già edito da Il Ventaglio Editore. Il libro era praticamente invenduto sugli scaffali delle librerie e lui mi propose di ripubblicarlo con la mia Casa Editrice. Io lo lessi e presi tempo. La storia non mi convinse, in tempi in cui cercavo testi più impegnativi ed avevo una linea editoriale più politicizzata. Persi tempo e Federico trovò altre strade. Tornai a Ciao Darwin nel 2000 e il contratto cinematografico era fatto, come il contratto con
Un lavoro, se esite, che hai pubblicato. E che, al contrario, non avresti voluto pubblicare.
Se tornassi indietro non ripubblicherei come fu pubblicato Verbum dei et verbum gay. In realtà avrei tolto solo la prefazione scritta da me che mi ha procurato una causa giudiziaria che costò anni fa 12.000,00 euro, persa in maniera assurda per colpa di un Giudice cattolico che mi volle condannare con tesi improponibili contro il parere del Pubblico Ministero, il quale aveva chiesto l'assoluzione perché non ravvisava alcuna calunnia nei confronti dell'attore Nino Castelnuovo.
Che dire? Continui ad essere una sorta di coraggioso cavaliere. Che la tua strada sia sempre illuminata. Grazie di cuore per il tempo che hai voluto concedermi.